Ottobre 16, 2008

Solo chiacchiere e distintivo

Get out, you’re nothing but a lot of talk and a badge!
Ovvero: Ma vattene, sei solo chiacchiere e distintivo! Urlava Al Capone al poliziotto Ness nel film “Gli intoccabili” di Brian De Palma.
Viene in mente questa battuta, guardando quello che sta combinando il ministro Brunetta.
Se non ci si ferma ai proclami, al fiume di esternazioni, comunicati stampa, interviste, spesso vere e proprie provocazioni, che non meritano commento perché l’unica finalità è solo quella di provocare commenti, ci si accorge della distanza tra i proclami e i fatti.
Un esempio?
Uno degli obiettivi sbandierati del processo di riforma era la previsione di un indennizzo forfetario per il ritardo della pubblica amministrazione nell’espletamento di una pratica rispetto ai termini previsti. In sostanza una forte molla per tutti i cittadini per chiedere di conoscere i tempi di evasione di una pratica e per pretenderne il rispetto.
Tale previsione era contenuta in uno dei disegni di legge in discussione in Parlamento, l’Atto Camera 1441-bis, che all’articolo 26 (Certezza dei tempi di conclusione del procedimento) prevedeva:

2. Indipendentemente dal risarcimento del danno di cui al comma 1, e con l’esclusione delle ipotesi in cui il silenzio dell’amministrazione competente equivale a provvedimento di accoglimento dell’istanza, in caso di inosservanza del termine di conclusione del procedimento, le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui all’articolo 1, comma 1-ter, corrispondono ai soggetti istanti, per il mero ritardo, una somma di denaro stabilita in misura fissa ed eventualmente progressiva, tenuto conto anche della rilevanza degli interessi coinvolti nel procedimento stesso.
3. Con regolamento, emanato su proposta dei Ministri per la pubblica amministrazione e l’innovazione e per la semplificazione normativa ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sono stabiliti la misura e il termine di corresponsione della somma di cui al comma 2 del presente articolo. Il regolamento stabilisce, altresì, le modalità di pagamento per le amministrazioni statali, gli enti pubblici nazionali e i soggetti di cui all’articolo 1, comma 1-ter. Le regioni, le province e i comuni determinano modalità di pagamento per i procedimenti di propria competenza.

Nel testo approvato dalla Camera il 2 ottobre scorso, ora Atto Senato n. 1082, semplicemente questa previsione non c’è più, sparita, volatilizzata, cancellata da un emendamento governativo.
Né di questo il ministro può incolpare l’opposizione, dato che la proposta non era che una riedizione di una norma già prevista da una delle leggi Bassanini, ma mai attuata, e riproposta dal ministro Nicolais (governo Prodi) nella scorsa legislatura.

Solo chiacchiere e distintivo.

Ottobre 3, 2008

Cartelle da impazzire

Da mesi stanno arrivando ai cittadini romani una valanga di diffide per il pagamento di multe risalenti fino a dieci, quindici anni fa. Niente da dire, magari ti fa rabbia soltanto stare in un un paese dove negli ultimi anni si è condonato di tutto, in tutte le maniere, dall’evasione fiscale agli abusi edilizi, dal falso in bilancio ai reati penali, tranne le multe: quelle non ti mollano mai, ma tant’è.
Poiché però le cifre sono cospicue, fino a uno, due, tre stipendi, molti cercano indicazioni sulle possibilità di rateizzare il debito.
Sulla diffida non c’è una parola per informare della possibilità di chiedere la rateazione, il bollettino allegato è solo per la cifra intera, che tanti non possono pagare, per gli stessi motivi per cui hanno accumulato quel debito.
Però c’è scritto: per informazioni rivolgersi a www.equitaliagerit.it
Sul sito si può trovare una Guida pratica per il cittadino contribuente. A pagina 11 della guida si illustra Il pagamento a rate.
Si esordisce con la domanda:
A chi bisogna rivolgersi per chiedere la rateazione delle cartelle di pagamento?
La risposta non lascia dubbi:
I contribuenti che si trovano in temporanea (perché temporanea? e se non è temporanea? ndr) situazione di obiettiva difficoltà e, quindi, sono nell’impossibilità di pagare in un’unica soluzione il debito iscritto a ruolo, devono rivolgersi da marzo 2008 agli sportelli dell’Agente della riscossione per ottenere la rateazione del debito. Va presentata domanda in carta libera, corredata da idonea documentazione (quale? ndr). La dilazione può essere concessa fino a un massimo di 72 rate mensili (6 anni). L’importo della rata, salvo eccezioni, e di 100 euro
Perfetto. Tutto chiaro.
C’è solo un problema: non è vero.
La norma (legge 31/2008) che ha affidato a Equitalia la facoltà di concedere la rateazione si applica infatti alle entrate iscritte a ruolo dalle amministrazioni statali, dalle agenzie istituite dallo Stato, dalle autorita’ amministrative indipendenti e dagli enti pubblici previdenziali e fa salva per le restanti entrate iscritte a ruolo la possibilità di diversa determinazione dell’ente creditore, da comunicare all’agente della riscossione competente in ragione della sede legale dello stesso ente; tale determinazione produce effetti a decorrere dal trentesimo giorno successivo alla ricezione della comunicazione da parte del competente agente della riscossione.
In sostanza Equitalia può certamente concedere la rateazione delle somme iscritte a ruolo dallo Stato e dagli Enti nazionali, mentre per tutte le altre somme iscritte a ruolo da Regioni, Province, Comuni, etc., quali multe, tarsu, tassa di possesso, etc, occorre verificare se gli enti creditori non abbiano deciso di mantenere a sé stessi la facoltà di concedere la rateazione.
Il cittadino che non si sia fermato alla consultazione della Guida pratica per il cittadino contribuente può verificarlo ancora sul sito di Equitalia.
Sotto la improbabile voce Tabelle di riferimento  potrà scaricare l’elenco degli Enti che continueranno a esercitare in proprio la facoltà di emettere provvedimenti di rateazione; potrà così trovare 76 voci per il Comune di Roma, tra dipartimenti, municipi e un numero spropositato di circoscrizioni (ma non sono la stessa cosa dei municipi?). Troverà così la circoscrizione XXX, la XLIII, la XLVI, persino la XLIX (per chi non lo sa, Roma ha venti circoscrizioni).
In conclusione, il malcapitato cittadino romano (o degli altri comuni che si sono comportati come Roma) che debba chiedere la rateazione di multe e altre somme non erariali, grazie all’ausilio della Guida pratica per il cittadino contribuente, si farà una sua bella inutile fila dall’agente della riscossione per vedersi rispedire al Comune. Complimenti per la semplificazione.

Settembre 21, 2008

Legittimo impedimento

Legittimo impedimento degli avvocati difensori.
Con questa motivazione i giudici della decima sezione penale che lavorano al caso in cui sono imputati il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e l’avvocato inglese David Mills hanno rimandato al 27 settembre il processo, accogliendo l’istanza di rinvio presentata dai legali del premier Niccolò Ghedini e Piero Longo. Nel giorno fissato per l’udienza erano convocate le Commissioni Giustizia di Camera e Senato, delle quali fanno parte gli avvocati del premier.
L’accoglimento della richiesta non è stato sufficiente a evitare le ire del premier, che ha protestato per il modo in cui veniva trattato “chi lavora per il Paese dalla mattina alle 7 alle 2 di notte”.
Come spesso accade, i mezzi di comunicazione mettono in risalto solo alcuni aspetti, dando per scontato, per normale, il quadro nel quale si svolgono gli eventi.
In questo caso il dibattito, sulla stampa e altrove, è focalizzato sulla pretestuosità o meno della convocazione, guarda caso, di tutte e due le Commissioni parlamentari di venerdì, cosa assai rara per chi ha esperienza dei calendari parlamentari, pur essendo da mesi nota la data dell’udienza.

Nessuno si chiede invece come mai i legali del premier possano essere due parlamentari.
Eppure per tutti i pubblici dipendenti, dal dirigente di un ministero al commesso di un ente locale , è stata varata una legge, 25 novembre 2003, n. 339, “Norme in materia di incompatibilità dell’esercizio della professione di avvocato”, che si è preoccupata di disapplicare le norme che prevedevano la possibilità per i pubblici dipendenti di svolgere attività professionali in caso di scelta di un rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione a tempo parziale, non superiore al 50 per cento.
Nella relazione del disegno di legge di iniziativa parlamentare si legge che scopo dell’iniziativa era di scongiurare il rischio di uno strano rapporto di interazione “pubblico-privato”, per cui il prestigio del difensore non sarà più basato sulla sua professionalità , ma sul suo potere nell’ambito della amministrazione, con creazione di una clientela al di fuori di una corretta concorrenza professionale ed una commistione di interessi privati in attività pubbliche.
Sostanzialmente il rischio di un utilizzo della propria posizione professionale e di un conflitto di interessi è riconosciuto tale per qualsiasi rapporto di pubblico impiego a prescindere dal tipo di collocazione e di funzioni svolte all’interno della pubblica amministrazione, ma non per lo svolgimento delle funzioni di parlamentare, nonostante le stesse ragioni, a rigor di logica, siano  ancor più valide per i parlamentari. Senza stare a ricordare che il pubblico dipendente in part time doveva rinunciare alla metà almeno della retribuzione, mentre il parlamentare mantiene il diritto a cumulare tutte le indennità con il reddito da attività professionale.
Eppure è stato documentato (Quando il reddito è extra-parlamentare) che lo svolgimento di attività professionali e in particolare delle funzioni di avvocato aumenta proporzionalmente il livello di assenteismo nei lavori parlamentari.
Non si capisce così la coerenza delle scelte adottate con tanta determinazione dai parlamentari riguardo ai pubblici dipendenti (la legge 339/2003 è stata approvata quasi all’unanimità, con 398 voti a favore e 3 contrari) con le scelte adottate per sé stessi.
O meglio, si spiega con la composizione dei rappresentanti di Camera e Senato, dove i professionisti più presenti, con una percentuale del 14 per cento in tutti e due i rami del Parlamento, sono proprio gli avvocati.
Anche se è un argomento non più attuale da un po’ di tempo, si direbbe un vero e proprio comportamento da “Casta”.

Settembre 15, 2008

Non solo fannulloni?

Può anche non sorprendere che sulla home page di un sito istituzionale come quello del Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione sia pubblicata, ormai da mesi, una foto di questo genere, una sorta di istigazione all’odio verso il pubblico dipendente. 

Ci si può anche non meravigliare se nella ricerca di visibilità il Ministro per la pubblica amministrazione Brunetta lanci una campagna dal titolo “Non solo fannulloni”.

Può essere comprensibile che tutto rientri in un più generale processo di assuefazione a tutto quello che quotidianamente dovrebbe pure causare reazioni in un’opinione pubblica sempre più stanca di parole ad effetto.

Quello che comunque risulta incomprensibile è perché a una tale operazione si sia prestato FORUM PA.

Cos’è FORUM PA? Un progetto integrato di comunicazione che promuove un confronto diretto ed efficace tra pubbliche amministrazioni centrali e locali, imprese e cittadini sui temi chiave dell’innovazione nel sistema paese e nei sistemi territoriali, recita il sito web.

Come fanno i responsabili di un progetto di questo genere, che va avanti ormai da anni e anni, ad accettare che tutto quanto è stato fatto finora sia azzerato, a sostenere che sia necessario attivare le decine di “reti” (formali e informali) e di associazioni … perché segnalino le “buone pratiche” di cui sono testimoni; a sostenere che sia necessario costruire appuntamenti nelle regioni e nei territori per ascoltare direttamente “sul posto” le storie di buona pubblica amministrazione, come recita la spiegazione dell’iniziativa.

Non ci vuole un esperto di comunicazione per capire qual è il messaggio veicolato da un’iniziativa che si prefigge di individuare le storie di buona pubblica amministrazione, per capire il giudizio implicito sulla pubblica amministrazione che non merita di essere raccontata, del resto ben sintetizzato nello slogan: “Non solo fannulloni”.

Settembre 14, 2008

A proposito di manager di aziende pubbliche

Nella cronaca di Roma del Messaggero di oggi appare un articolo sul problema dei passeggeri che non pagano il biglietto dell’autobus.
La soluzione al problema prospettata dal presidente della commissione capitolina turismo, Alessandro Vannini Scatoli, è semplice: ripristinare la figura professionale del bigliettaio, caduta nel dimenticatoio.
Evidentemente il presidente della commissione turismo non ha mai preso un autobus a Londra o in qualche altra capitale europea, dove avrebbe visto i passeggeri salire dalla porta anteriore e vidimare il biglietto o l’abbonamento davanti al conducente, senza alcun problema.
Certo, il nostro è un paese dove solo da alcune settimane Trenitalia ha avviato una trattativa con i sindacati – si spera sia la volta buona – per passare dai due all’unico conducente, però la proposta sembra davvero temeraria.
Preoccupa soltanto il fatto che il presidente Alessandro Vannini Scatoli sia componente anche della commissione bilancio del consiglio comunale, con questa lungimiranza nel vedere il rapporto costi – benefici…

Settembre 4, 2008

Storie di ordinaria burocrazia

In un articolo apparso sulla prima pagina della Repubblica il 5 agosto 2008, col titolo Il bollino arancione che manca all’ Europa, il giornalista Peter Schneider narra le vicissitudini di un disperato tentativo di far immatricolare in Italia un veicolo acquistato in Germania.

Il tentativo nasceva dall’esigenza di evitare, lavorando in Italia, di dover tornare ogni due anni in Germania per effettuare la revisione, dato che l’ente preposto alla motorizzazione tedesca non riconosce valida la revisione effettuata in Italia. 

Sulla Repubblica del giorno successivo, 6 agosto, il vice presidente della Commissione europea responsabile per la politica dei trasporti, Antonio Tajani, si è affrettato a illustrare, con qualche contorsionismo, le difficoltà di armonizzazione delle discipline nazionali, dovute sostanzialmente alla scarsa disponibilità degli Stati membri, che era poi la tesi sostenuta nell’articolo.

Non risulta invece pervenuta alcuna precisazione da parte dell’ACI, responsabile dell’odissea descritta nell’articolo, che dovrebbe perlomeno spiegare:

- perché quarant’anni dopo la prima legge sull’autocertificazione (legge 15/1968) va ancora chiedendo certificati;

- se ha mai ottemperato agli obblighi della legge 241/1990 di individuare per ogni procedimento amministrativo, compreso quello descritto, termini e responsabile del procedimento.

Agosto 29, 2008

Catch-22

“Comma 22” fu pubblicato per la prima volta nel 1961 ed è stato universalmente riconosciuto come il capolavoro della letteratura antimilitarista di tutti i tempi.

La storia è ambientata in Italia, in una base militare nell’isola di Pianosa ed il protagonista è il bombardiere americano Yossarian, ossessionato dal fatto che migliaia di persone sconosciute, alle quali lui personalmente non ha fatto nulla, cerchino continuamente di porre fine ai suoi giorni, e cerca perciò in tutti i modi di essere esonerato dalle missioni di volo.

Quello che segue è il dialogo nel quale Yossarian scopre l’esistenza del Comma 22.

  

Yossarian lo guardò con calma e provò a fare un approccio da un altro angolo. “E’ pazzo Orr?”

“Certo che lo è.” disse il dottor Daneeka.

“Puoi esonerarlo?”

“Certo che posso. Ma prima lui deve chiedermelo. Questo fa parte della regola.”

“E allora perché non te lo chiede?”

“Perché è pazzo,” disse il dottor Daneeka. “Deve esser pazzo, per il fatto stesso che continua a volare dopo aver sfiorato la morte così tante volte. Certo, posso esonerare Orr. Ma prima deve chiedermelo lui.”

“Questo è tutto quello che deve fare per essere esonerato?”

“Questo è tutto. Basta che me lo chieda.”

“Allora, dopo che lui te l’ha chiesto, puoi esonerarlo?” Yossarian domandò.

“No, dopo non posso esonerarlo.”

“Vuoi dire che c’è un comma?”

“Certo che c’è un comma,” rispose il dottor Daneeka. “Il Comma 22. ‘Tutti quelli che desiderano essere esonerati dal volo attivo non sono veramente pazzi’.”

C’era soltanto un comma e quello era il Comma 22, il quale precisava che la preoccupazione per la propria salvezza di fronte a pericoli che fossero reali e immediati era la reazione normale di una mente razionale. Orr era pazzo e avrebbe potuto essere esonerato dal volo. Tutto quello che doveva fare era di farne domanda; e non appena ne avesse fatto domanda, non sarebbe più stato pazzo e avrebbe dovuto continuare a volare. Orr sarebbe stato pazzo se avesse compiuto altre missioni di volo e sano di mente se non lo avesse fatto, ma se fosse stato sano di mente avrebbe dovuto compiere altre missioni di volo. Se volava era pazzo e non doveva più volare; ma se non voleva più volare era sano di mente e doveva volare. Yossarian fu molto impressionato per l’assoluta semplicità di questa clausola del Comma 22 e si lasciò sfuggire un fischio pieno di rispetto.

Da “Comma 22” di Joseph Heller, Tascabili Bompiani, 1963 RCS Libri Spa

 

La traduzione italiana non rende il gioco di parole tra i due significati di ‘catch’: ‘comma’ e ‘trabocchetto’, ‘trappola’.

Risulta infatti abbastanza incomprensibile la domanda di Yossarian: “Vuoi dire che c’è un comma?”.

In originale la domanda è: “You mean there’s a catch?”, che non è possibile tradurre più correttamente: “Vuoi dire che c’è una trappola?” utilizzando una parola che abbia anche il significato di ‘comma’.